mercoledì 13 febbraio 2013

a passi fermi nel fango

Un indizio è atto di fiducia piena.
Va nel mondo, e dal mondo è custodito, è figlio abbandonato per amore,
ma speranzoso in ogni fibra del proprio codice vivente.
È richiesta di perdizione e ritrovamento.
Di ricordo e risposta che completi la sua stessa memoria
e la rinnovi.

Di tutte le certezze che mancano, una mi appartiene:
tu sai essere vivo.
Il nulla non ti contiene, se non come spazio bianco
in cui cadere
e da cui sorgere.

Queste sono le tue radici.

Ora vola, hai la forza per farlo.
Non ti voltare indietro. L'appartenenza ti sostiene.
Fidati dell'infinito custodito nel passo.
L'inverno non si chiude nel nome di una stagione.

Fai scorta di bellezza. Di salvezza.

Spingi il limite oltre cui t'indicano le mani.
Non è la frontiera di una categoria che ti manca,
battezza con mano ferma ciò che sei
e impararerai a riconoscere.

Inventa solo il tuo nome, trova la sfrontatezza di cambiare
ciò che è aria uscita di bocca, non identità.
Varca l’oscenità dei no
in tempo di servi, rendi sacri i tuoi doni.

Solo a loro devi fede,
seguendo tracce
in reticolo inafferabile di segno.


 

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